25 November 2012

Al Bashayer - Fabio Scapaticci


Il numero dei profughi sul confine Turco-Siriano cresce esponenzialmente da quando nel marzo 2011 sono cominciati i conflitti in Siria. Sebbene, sul piano politico, la situazione sembra evolvere in maniera confusa e repentina, dal punto di vista umanitario i problemi  permangono inalterati sin dai primi mesi di affluenza dei rifugiati. I campi allestiti dalla mezza luna rossa turca sono del tutto insufficienti a gestire le conseguenze di un esodo di questa portata, di conseguenza una buona parte dei profughi cerca di ricostruirsi una vita al di fuori dei campi. Nella sola provincia dell' Hatay degli oltre 30.000 rifugiati, una percentuale considerevole vive ad Antakya e nei principali centri urbani della regione.  Tutti sono in attesa di tornare in Siria, ma nessuno può dire quanto sarà lunga l’attesa; intanto si cerca di sopravvivere con le proprie forze.

Al bashayer è un progetto per la costruzione di una scuola dove poter ospitare i figli dei rifugiati siriani ad Antakia; realizzato dai profughi stessi con l’obbiettivo di garantire ai loro ragazzi una continuità educativa e nel contempo una preziosa esperienza di socializzazione al di fuori delle famiglie, spesso disgregate dall'esperienza della guerra.
Il progetto è partito nel settembre 2011 dapprima con l'individuazione di un casolare da ristrutturare e nel giro di pochi mesi è diventato operativo a tutti gli effetti.
A marzo 2012, quando è stato realizzato il reportage, la scuola ospitava circa 300 ragazzi in una fascia di età tra  i 3 e i 13 anni.
I problemi di gestione sono numerosi ma quello che appare più evidente è legato al continuo incremento del numero degli alunni. L'afflusso di profughi dalla Siria è inarrestabile e i ragazzi che necessitano di essere collocati in un progetto educativo sono tanti.
D'altro canto come ricorda Abdul (uno degli insegnanti) : “i nostri ragazzi non hanno bisogno di cibo o di  coperte ma di libertà, e questa può essere loro garantita soltanto da un istruzione adeguata”.
text and photos © Fabio Scapaticci

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